Quello che il bullet journal non ti dice
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Quello che il bullet journal non ti dice

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Quello che il bullet journal non ti dice

Il bullet journal è uno dei fenomeni di produttività più duraturi degli ultimi dieci anni. Migliaia di video su YouTube con quaderni perfettamente decorati, indici colorati, tracker delle abitudini con caselle riempite a mano. È bellissimo da guardare. È anche un filtro di sopravvivenza gigantesco.


Vedi solo chi ce l'ha fatta

Le persone che mostrano il loro bullet journal online sono quelle che lo usano da anni. Quelle che hanno la disciplina di scrivere ogni sera, ricopiare i task non completati, aggiornare i tracker. Il che è fantastico per loro. Ma non vedi le migliaia che hanno comprato il quaderno Leuchtturm1917, hanno fatto l'indice a pagina uno, la legenda dei simboli a pagina due, e a pagina tre hanno smesso.

Confronto 6 step del bullet journal vs 1 step cattura rapida

È un bias di selezione classico. I sistemi manuali funzionano per le persone con un certo tipo di cervello: lineare, costante, che trova piacere nella routine e nella ripetizione. Per chi ha un cervello che salta da un interesse all'altro, che si entusiasma e poi dimentica, che ha giornate con ritmi imprevedibili, il bullet journal è un altro sistema che ti fa sentire inadeguato quando lo abbandoni.

Ryder Carroll, l'inventore del metodo, l'ha creato in parte come strumento per gestire il proprio ADHD. L'ironia è che la versione che è diventata virale, quella elaborata, decorata, con gli spread settimanali e i tracker, è molto lontana dalla semplicità del metodo originale. La community ha trasformato uno strumento minimalista in un hobby artistico che richiede tempo e costanza. Due cose che chi ha davvero bisogno di organizzarsi spesso non ha.

Il problema non è che non sei abbastanza disciplinato per il bullet journal. È che il bullet journal non è progettato per il tuo tipo di disciplina.

Il costo cognitivo del manuale

costo cognitivo per task bujo: scrivi, ricopia, migra, decora, rivedi cattura e basta

Il bullet journal richiede una serie di azioni per ogni pensiero: scriverlo nella pagina giusta, decidere il simbolo (task, nota, evento?), a fine mese migrare i task non completati nella pagina del mese successivo, mantenere l'indice aggiornato. Ognuna di queste azioni ha un costo cognitivo piccolo, ma sommato diventa significativo.

Per chi ha energia mentale limitata o variabile, ogni step aggiuntivo è un punto dove il sistema si rompe. È come una catena: basta che un anello ceda e il flusso si interrompe. E quando il sistema si rompe, non si rompe il quaderno. Si rompe l'abitudine. E ripartire da zero con un sistema manuale è molto più difficile che con uno digitale, perché le pagine vuote ti guardano con rimprovero silenzioso.

C'è poi il problema della ricerca. Provare a ritrovare quel ristorante che hai scritto da qualche parte, mesi fa, in un quaderno senza funzione di ricerca. Buona fortuna. Il bullet journal è uno strumento di cattura ragionevole ma uno strumento di recupero pessimo.

Confronto ricerca nel quaderno vs ricerca digitale


L'alternativa non è niente. È meno.

Non c'è niente di male nel bullet journal se funziona per te. Seriamente. Se ti dà piacere, se ti aiuta, continua. Questo articolo non è contro il metodo. È per tutte le persone che l'hanno provato, hanno fallito, e si sono sentite sbagliate.

L'alternativa non è "nessun sistema". È un sistema con meno attrito. Dove il gesto è: pensiero, cattura, fine. Dove la revisione non è un compito serale ma un suggerimento che arriva da solo. Dove non devi decorare niente per sentire che stai usando lo strumento nel modo giusto.

La produttività non è un hobby. È un mezzo. E il mezzo migliore è quello che non ti accorgi di usare.

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